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Vetrate artistiche
La creazione di una vetrata artistica di tipo tradizionale segue sempre il medesimo procedimento. Prima di tutto si immagina la composizione, la si abbozza e poi la si disegna nelle dimensioni che avrà la vetrata. Quindi si scelgono e si tagliano i vetri, si dipingono i particolari e si cuoce il vetro in una fornace. Indi si tesse l'impiombatura e, infine, i pannelli vengono collocati nella loro posizione definitiva nella finestra.
I procedimenti di fabbricazione di una vetrata non sono cambiati molto dal Medioevo. In un esauriente trattato latino, che illustra molte arti, Schedula diversarum artium, scritto nel XII secolo, vi è anche la descrizione di come si fabbrica una vetrata. Si ritiene che il suo autore, il monaco Teofilo, sia stato un abile artigiano della Germania nord-occidentale. Il metodo, descritto da Teofilo, differisce di poco dalla pratica attuale. La differenza principale deriva da innovazioni tecniche, come la rotellina d'acciaio al posto dell'antico ferro per tagliare il vetro, i saldatoi a gas ed elettrici.
Oggi la vetrata è entrata a far parte della decorazione profana, oltre che ecclesiastica, e la forma ormai acquisita del vetro legato a piombo si trova a dover gareggiare con nuove forme.
L'abbozzo
La prima fase consiste nella preparazione di un disegno colorato, in scala, di solito: 1 a 2. Questo abbozzo, viene eseguito a penna e acquerello e dà l'impressione esatta di come l'artista veda la vetrata finita.
Il cartone
La fase successiva è il cartone, che consiste in un disegno esecutivo della vetrata in dimensioni reali: si preparano delle sagome per stabilire l'esatta dimensione e forma di particolari, come i vertici delle vetrate gotiche ed i trafori curvilinei.
L'abbozzo originale viene poi ingrandito nelle dimensioni reali della finestra.
Il segno per il taglio
A questo punto si tracciano sul cartone le linee dei piombi, che segnano la forma secondo la quale poi verranno tagliati i pezzi di vetro. Fase essenziale, questa, perché permette all'autore di valutare il lavoro che sta svolgendo: alcune figure potrebbero, per esempio, dare una visione non corretta dell'insieme.
La scelta del vetro
La fase successiva, la scelta del vetro, rappresenta un momento critico e l'artista le dedica molto tempo e molta attenzione.
Nelle vetrate si può impiegare quasi ogni tipo di vetro.
Anche il vetro comune nei suoi vari tipi, smerigliato, rigato, scanalato, può essere adoperato in modo da ottenere una gamma sorprendentemente varia di colori e sfumature.
La tradizione vuole comunque che si impieghi vetro fatto a mano.
La grande differenza fra questo vetro e le moderne lastre consiste nell'irregolarità degli spessori e della planarità delle superfici.
Il vetro più comunemente usato per le vetrate è il vetro soffiato in forma di cilidro che viene tagliato lungo l'asse così da formare un foglio rettangolare. Il vetro a disco, fabbricato con un metodo ancora più semplice, dà come risultato un disco di vetro relativamente piano con al centro una protuberanza.
Infine, il tipo "Norman slab", o vetro a cassetta, ottenuto soffiando il vetro dentro forme parallelepipede, è di spessore molto irregolare: è difficile da trattarsi, ma dà comunque ottimi risultati.
Le linee dei piombi
Dopo aver tagliato i pezzi di vetro ponendo sulla superficie di vetro la sagoma, lungo la quale si esegue, appunto, il taglio, si procede a collocare ciascun pezzo nella sua posizione corretta. I pezzi sono generalmente disposti e fissati sopra una lastra di vetro di supporto, in una cornice che viene poi alzata sul cavalletto.
Spesso il disegno dei piombi è dipinto in nero sul retro del vetro di supporto: lo scopo delle linee di impiombatura è quello di avere una visione il più esatta possibile della vetrata finita, poichè senza di esse passa tanta luce negli interstizi fra i vetri colorati, così che spesso riesce impossibile giudicarne le qualità tonali e l'effetto complessivo.
La pittura
In genere in una vetrata non si aggiungono nuovi colori, se non il giallo d'argento, dal momento che tutti i colori sono nei suoi vetri. Uno smalto bruno opaco, detto grisaglia, viene utilizzato per le ombreggiature e per tracciare delle linee, ad esempio le pieghe degli abiti, dettagli del volto e delle mani. L'applicazione del giallo d'argento, consiste infine nel porre sulla superficie esterna del pezzo di vetro un sale d'argento, generalmente nitrato, grazie al quale si ottengono particolari sfumature dopo la cottura.
La cottura
Dopo essere stato dipinto, il vetro viene cotto in un forno, in modo che vetro e pittura (grisaglia) si fondano insieme. La pittura su vetro, oggi, se cotta secondo le regole, potrà resistere, come quella medioevale, per centinaia di anni.
Per una giusta cottura il vetro deve raggiungere gradatamente circa i 670°C e deve restare a questa temperatura, a seconda del tipo e dello spessore di vetro, fino a un massimo di 15 minuti. Poi lo si lascia raffreddare lentamente.
La legatura nei piombi e la stuccatura
La legatura delle lastrine di vetro è effettuata con livelli di piombo, materiale relativamente poco costoso, facile da lavorare e resistente agli agenti atmosferici. Le strisce di piombo sono malleabili e vengono tagliate della lunghezza voluta per poi essere collocate negli spazi appositi. Quindi, si inserisce il pezzo di vetro e si aggiungono di volta in volta altre strisce di piombo.
Si usa, invece, lo stucco (mastice) per riempire lo spazio fra il vetro e le strisce di piombo. Il mastice, tinto di grigio scuro e ridotto alla consistenza di un fluido viscoso, viene versato sul pannello e, con un pennello, viene fatto penetrare in ogni interstizio. Quello che resta in eccesso viene asciugato con la segatura e alla fine, quando il mastice è ancora morbido, si ripuliscono i bordi.
La legatura ed il fissaggio
L'ultima fase di lavorazione in studio è la saldatura dei legamenti al reticolo dei piombi. I legamenti sono in filo di rame, tagliati sottili, saldati lungo i bordi del pannello ed ai piombi stessi.
Infine, il fissaggio nella parete, che si esegue generalmente collocando prima la parte più difficile.

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